La ragazza che giocava con il fuoco. Millennium. Vol. 2

La ragazza che giocava con il fuoco. Millennium. Vol. 2

di Stieg Larsson

Mikael Blomkvist è tornato vittorioso alla guida di Millennium, pronto a lanciare un numero speciale su un vasto traffico di prostituzione dai paesi dell'Est. L'inchiesta si preannuncia esplosiva: la denuncia riguarda un intero sistema di violenze e soprusi, e non risparmia poliziotti, giudici e politici, perfino esponenti dei servizi segreti. Ma poco prima di andare in stampa, un triplice omicidio fa sospendere la pubblicazione, mentre si scatena una vera e propria caccia all'uomo: l'attenzione di polizia e media nazionali si concentra su Lisbeth Salander, la giovane hacker, "così impeccabilmente competente e al tempo stesso così socialmente irrecuperabile", ora principale sospettata. Blomkvist, incurante di quanto tutti sembrano credere, dà il via a un'indagine per accertare le responsabilità di Lisbeth, "la donna che odia gli uomini che odiano le donne". È lei la vera protagonista di questo nuovo episodio della Millennium Trilogy, un thriller serrato che all'intrigo diabolico unisce un'acuta descrizione della società moderna, con le sue contraddizioni e deviazioni, consegnandoci con Lisbeth Salander un personaggio femminile unico, commovente e indimenticabile.

Questa tragicommedia si può ritenere il primo esempio di genere ibrido per l'assoluta novità che rompeva gli schemi classici con la dialettica e per le lunghe polemiche letterarie che ne seguirono.

Sul finire del XVI secolo la reazione non si fece attendere.

Questa tragicommedia si può ritenere il primo esempio di genere ibrido per l'assoluta novità che rompeva gli schemi classici con la dialettica e per le lunghe polemiche letterarie che ne seguirono. Questa tragicommedia si può ritenere il primo esempio di genere ibrido per l'assoluta novità che rompeva gli schemi classici con la dialettica e per le lunghe polemiche letterarie che ne seguirono. Sul finire del XVI secolo la reazione non si fece attendere.

Sul finire del XVI secolo la reazione non si fece attendere. Il papiro, fatto di materiale spesso simile alla carta che si ottiene tessendo insieme gli steli della pianta di papiro, poi battendolo con un attrezzo simile al martello, veniva utilizzato in Egitto per scrivere, forse già durante la Prima dinastia, anche se la prima prova proviene dai libri contabili del re Neferirkara Kakai della V dinastia. A cominciare dal poeta Battista Guarini reso famoso dal suo Pastor fido del 1595. Sul finire del XVI secolo la reazione non si fece attendere. A cominciare dal poeta Battista Guarini reso famoso dal suo Pastor fido del 1595. A cominciare dal poeta Battista Guarini reso famoso dal suo Pastor fido del 1595. Il papiro, fatto di materiale spesso simile alla carta che si ottiene tessendo insieme gli steli della pianta di papiro, poi battendolo con un attrezzo simile al martello, veniva utilizzato in Egitto per scrivere, forse già durante la Prima dinastia, anche se la prima prova proviene dai libri contabili del re Neferirkara Kakai della V dinastia. Il papiro, fatto di materiale spesso simile alla carta che si ottiene tessendo insieme gli steli della pianta di papiro, poi battendolo con un attrezzo simile al martello, veniva utilizzato in Egitto per scrivere, forse già durante la Prima dinastia, anche se la prima prova proviene dai libri contabili del re Neferirkara Kakai della V dinastia. Il papiro, fatto di materiale spesso simile alla carta che si ottiene tessendo insieme gli steli della pianta di papiro, poi battendolo con un attrezzo simile al martello, veniva utilizzato in Egitto per scrivere, forse già durante la Prima dinastia, anche se la prima prova proviene dai libri contabili del re Neferirkara Kakai della V dinastia. Questa tragicommedia si può ritenere il primo esempio di genere ibrido per l'assoluta novità che rompeva gli schemi classici con la dialettica e per le lunghe polemiche letterarie che ne seguirono. A cominciare dal poeta Battista Guarini reso famoso dal suo Pastor fido del 1595.